LA STORIA

EARLY AGE

DELORD È SEMPRE STATO DELORD

A 16 anni suonavo in una band cover dei Deep Purple, il tastierista della band hard rock inglese si chiamava John Lord, così fu da quel momento che molta gente iniziò a chiamarmi Lord. Mi piaceva perché aveva intrinseco un significato romantico e di classe come i “Lord inglesi”. Poco inglese invece fu la pronuncia di alcuni organizzatori che invece di chiamarmi correttamente “The Lord”, scrissero “DeLord”.

Mi piacque e mi fece ridere, lo scelsi e diventai per tutti
DeLord, il pianista scrittore.

PARTE 1

Dalla Band a Visual Piano (2009-2013)

Durante la mia carriera da solista suonavo anche con la band DNR, facevamo musica J-Rock, tutta creata da noi e che piacque in giro. Iniziammo a girare e a viaggiare, dall’Alcatraz di Milano o alla gelida Mosca in Russia. Mi piaceva giocare con questa doppia vita e presentare nuove idee, proponendo la mia musica da solista così classica e romantica in bar dove si ascoltava heavy metal o hip pop. Rimanere a metà tra due mondi mi stancava e l’emozione di suonare da solista stava prevaricando sui palcoscenici con le luci psichedeliche. Inizia così un intenso periodo per finalmente propormi a teatro. Mi impegnai notte e giorno per presentare un progetto che si concretizzò con Visual Piano, spettacolo teatrale che univa musica, poesia, danza e il mapping 3d. Creavo con le mani, non solo per farle scivolare sulla tastiera, ma anche per costruire una struttura con tutte le mie poesie in relazione a dei quadri per scaturire una riflessione interiore ai partecipanti.

Visual Piano parte in tour e con al mio fianco Marco Benisi, il mago del mapping 3d. Durante Visual Piano presentavo l’album Sognare I insieme alla mia raccolta di poesie e successivamente finirò Sognare II.

PARTE 1

Dalla Band a Visual Piano (2009-2013)

Durante la mia carriera da solista suonavo anche con la band DNR, facevamo musica J-Rock, tutta creata da noi e che piacque in giro. Iniziammo a girare e a viaggiare, dall’Alcatraz di Milano o alla gelida Mosca in Russia. Mi piaceva giocare con questa doppia vita e presentare nuove idee, proponendo la mia musica da solista così classica e romantica in bar dove si ascoltava heavy metal o hip pop. Rimanere a metà tra due mondi mi stancava e l’emozione di suonare da solista stava prevaricando sui palcoscenici con le luci psichedeliche. Inizia così un intenso periodo per finalmente propormi a teatro. Mi impegnai notte e giorno per presentare un progetto che si concretizzò con Visual Piano, spettacolo teatrale che univa musica, poesia, danza e il mapping 3d. Creavo con le mani, non solo per farle scivolare sulla tastiera, ma anche per costruire una struttura con tutte le mie poesie in relazione a dei quadri per scaturire una riflessione interiore ai partecipanti.

Visual Piano parte in tour e con al mio fianco Marco Benisi, il mago del mapping 3d. Durante Visual Piano presentavo l’album Sognare I insieme alla mia raccolta di poesie e successivamente finirò Sognare II.

PARTE 2

Sognare fa viaggiare e meditare (2014-2015)

Nel 2014 inizio a lavorare ad un nuovo progetto, di nuovo solo e di nuovo con l’esigenza di esprimere un messaggio. Lo faccio con Glass. Mi avvicino alla fisica quantistica, al mondo un po’ più spirituale per una ricerca mia, personale. Inizio a lavorarci e pubblico il primo singolo del progetto: “Un Respiro”. Ciò mi permette di coniugare durante le mie performance meditazione e rappresentazione artistica. Facendo ascoltare al pubblico il brano, condividevo metodi per il controllo della respirazione, per scoprire sempre di più parti nascoste e per conoscerci meglio.
Materiali video di ogni genere si interessano alla mia musica come soundtrack. È il caso “Amel n”, il cortometraggio che ha vinto un premio dell’Unione Europea nella categoria a favore dei diritti umani. La musica gira; nei matrimoni, materiale promozionale, documentari indipendenti, video clip.

Internet diventa quindi lo specchio delle persone, di chi mi segue, facendomi capire cosa cercano e perché.

PARTE 2

Sognare fa viaggiare e meditare (2014-2015)

Nel 2014 inizio a lavorare ad un nuovo progetto, di nuovo solo e di nuovo con l’esigenza di esprimere un messaggio. Lo faccio con Glass. Mi avvicino alla fisica quantistica, al mondo un po’ più spirituale per una ricerca mia, personale. Inizio a lavorarci e pubblico il primo singolo del progetto: “Un Respiro”. Ciò mi permette di coniugare durante le mie performance meditazione e rappresentazione artistica. Facendo ascoltare al pubblico il brano, condividevo metodi per il controllo della respirazione, per scoprire sempre di più parti nascoste e per conoscerci meglio.
Materiali video di ogni genere si interessano alla mia musica come soundtrack. È il caso “Amel n”, il cortometraggio che ha vinto un premio dell’Unione Europea nella categoria a favore dei diritti umani. La musica gira; nei matrimoni, materiale promozionale, documentari indipendenti, video clip.

Internet diventa quindi lo specchio delle persone, di chi mi segue, facendomi capire cosa cercano e perché.

PARTE 3

Veta e un nuovo modo di fare musica

Mentre lavoro a Glass, giro diversi teatri ed eventi tra cui Piano City a Milano e mi incuriosisce il fatto di trovare una scenografia nuova per le mie performance. Appassionato di vintage, mi guardo intorno e noto le mie tv degli anni 60, 70 e 80. Colorate, importanti per la nostra cultura, simbolo di una società in divenire. Vedo in loro un nuovo utilizzo: togliere la polvere ed inserire delle luci che possano trasmettere qualcosa allo spettatore attraverso la cromoterapia. L’idea di costruire una scenografia one-shot si trasforma in un vero e proprio progetto a cui mi dedico anima e corpo. Le tv colorate diventano VETA, luci con cromoterapia e speakers per permettere loro di modificare l’ambiente e impressionare. Le presento al Salone del Mobile, tramite @scabdesign, nell’edizione 2016. Le tv VETA diventano parte integrante delle performance di DeLord, associando la cromoterapia ad ogni brano che suono suonato.

Mi pongo molte domande sul senso della vita ed inizio a scrivere nuovi brani per concludere l’album Glass. Il progetto si interrompe, conosco Mattia, Mattia Rissone, che mi porta in Giappone.

PARTE 3

Veta e un nuovo modo di fare musica

Mentre lavoro a Glass, giro diversi teatri ed eventi tra cui Piano City a Milano e mi incuriosisce il fatto di trovare una scenografia nuova per le mie performance. Appassionato di vintage, mi guardo intorno e noto le mie tv degli anni 60, 70 e 80. Colorate, importanti per la nostra cultura, simbolo di una società in divenire. Vedo in loro un nuovo utilizzo: togliere la polvere ed inserire delle luci che possano trasmettere qualcosa allo spettatore attraverso la cromoterapia. L’idea di costruire una scenografia one-shot si trasforma in un vero e proprio progetto a cui mi dedico anima e corpo. Le tv colorate diventano VETA, luci con cromoterapia e speakers per permettere loro di modificare l’ambiente e impressionare. Le presento al Salone del Mobile, tramite @scabdesign, nell’edizione 2016. Le tv VETA diventano parte integrante delle performance di DeLord, associando la cromoterapia ad ogni brano che suono suonato.

Mi pongo molte domande sul senso della vita ed inizio a scrivere nuovi brani per concludere l’album Glass. Il progetto si interrompe, conosco Mattia, Mattia Rissone, che mi porta in Giappone.

PARTE 4

Le porte del Giappone

La proposta era quella di lavorare ad un progetto che facesse incontrare la cultura italiana con quella giapponese mettendo in contrapposizione tradizioni, arti culinarie e spiritualità, individuando delle connessioni tramite la musica e arti visive. Lo chiameremo Gate, perché riferito al concetto di “porta” come passaggio, qualcosa di ignoto ma anche un collegamento tra una cosa e un’altra. Il Giappone è un paese che mi ha sempre affascinato, mi butto di petto dal 2015 all’aprile 2018 a lavorare nella produzione di 9 video clip e 10 brani musicali.

Io vado in Giappone, Mattia viene in Italia e con lui altre persone che incontro incontrate nel percorso.

PARTE 4

Le porte del Giappone

La proposta era quella di lavorare ad un progetto che facesse incontrare la cultura italiana con quella giapponese mettendo in contrapposizione tradizioni, arti culinarie e spiritualità, individuando delle connessioni tramite la musica e arti visive. Lo chiameremo Gate, perché riferito al concetto di “porta” come passaggio, qualcosa di ignoto ma anche un collegamento tra una cosa e un’altra. Il Giappone è un paese che mi ha sempre affascinato, mi butto di petto dal 2015 all’aprile 2018 a lavorare nella produzione di 9 video clip e 10 brani musicali.

Io vado in Giappone, Mattia viene in Italia e con lui altre persone che incontro incontrate nel percorso.

PARTE 5

La scoperta del Theta Healing

Il progetto del Giappone è ancora in corso e nella folle progettazione incontro sul lavoro una sciamana, che mi parla del Theta Healing, tecnica che insegna come utilizzare al meglio l’ intuitività. Mi piace, Da subito mi sento affine con questa filosofia che inizia a dare finalmente delle risposte alle domande che mi stavo facendo da tempo.

Approfondisco la tecnica e frequento corsi ed incontri, prendendo varie certificazioni. Mi stimola e il progetto Glass riprende.

PARTE 5

La scoperta del Theta Healing

Il progetto del Giappone è ancora in corso e nella folle progettazione incontro sul lavoro una sciamana, che mi parla del Theta Healing, tecnica che insegna come utilizzare al meglio l’ intuitività. Mi piace, Da subito mi sento affine con questa filosofia che inizia a dare finalmente delle risposte alle domande che mi stavo facendo da tempo.

Approfondisco la tecnica e frequento corsi ed incontri, prendendo varie certificazioni. Mi stimola e il progetto Glass riprende.